Relazione Convegno “Tevere Nostrum. Sicuro, pulito, da vivere. Un fiume parco naturale.”

L’incontro si è svolto il 17 giugno nella Sala Funzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato organizzato dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale assieme alla Protezione Civile e all’ISPRA, Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale. Erano presenti le/i rappresentanti di associazioni ecologiste e culturali organizzati all’interno dei contratti di fiume attivi sul Tevere, della Capitaneria di Porto di Roma, di ACEA, del Commissario del Parco Regionale dell’Appia Antica, Mario Tozzi, di Federparchi (con il suo presidente Agostino Agostinelli,  di Agenda Tevere, con la sua presidente Paola Verdinelli, di studiosi ed Enti che si trovano quotidianamente ad intervenire sul fiume, sulla qualità delle sue acque e con interventi educativi, culturali, di sensibilizzazione e gestione dei contratti di fiume.

“È arrivato il tempo di dare risposta alle condizioni di rischio e di degrado riguardanti il Tevere con opere strutturali e manutenzioni” – ha detto Erasmo D’Angelis, specificando anche che: “Proteggere il fiume non significa farne un museo, ma riportarlo al centro dell’attenzione pubblica, valorizzarlo come via d’acqua e infrastruttura ecologica dell’Italia centrale e come merita il nostro più antico monumento fatto di storia e natura. (..) Non solo le opere idrauliche per scopi idroelettrici di traverse e sbarramenti sono ferme agli anni ’50 e ’60 come a Castel Giubileo, Nazzano, Ponte Felice e Corbara, ma a questo si aggiunge un vecchio reticolo idraulico di scolo, composto per almeno 700 km di fossati e canali a cielo aperto, che da due decenni risulta senza manutenzione ed è destinato a sversamenti illegali di rifiuti di ogni tipo.” 

Il Segretario Generale dell’Autorità di bacino Appennino centrale illustra, riassumendoli, i principali dati del grande fiume: 120 ettari di golene cementificate da Castel Giubileo alla foce di Ostia, 1.135 ettari a rischio piena, 9 km di sponde ricoperte da vegetazione infestante, 2,7 km di banchine con smottamenti e crolli, circa 60 installazioni galleggianti in parte non conformi alle norme, 22 relitti di imbarcazioni mai rimossi, vie d’acqua tombate e diventate discariche.

Il tentativo di quest’operazione è quello di far diventare il terzo fiume più lungo d’Italia il 26esimo Parco Nazionale Italiano, il sesto per estensione attesa (oltre 80.000 km quadrati): “il Tevere è il nostro più antico monumento fatto di storia e natura, e può candidarsi a diventare parco nazionale perché è un ecosistema fluviale dall’immenso valore ambientale. È necessario porre fine alle condizioni di degrado che insistono su buona parte dei suoi 405 km di percorso, e in particolare nell’attraversamento di Roma e fino alla foce.”

Il fiume infatti, che nasce nel comune di Verghereto in Emilia-Romagna e attraversa Toscana ed Umbria per sfociare nel Mar Tirreno nella zona di Fiumara grande/Fiumicino, per ben 235 chilometri, oltre la metà del suo percorso, è soggetto a esondazione, ivi inclusa l’area di Roma nord. In totale, c.a. 250.000 persone sono attualmente a rischio alluvione. Nel caso della capitale, le forti piogge e il maltempo prolungato hanno storicamente interessato la zona attinente a Ponte Milvio, in corrispondenza del restringimento dell’area golenale, mettendo a rischio alluvione il quartiere Flaminio e le aree di Tor di Quinto, del Foro Italico e della Farnesina.

L’idea è quella di rafforzare la sicurezza e la vivibilità del Tevere, intervenendo sui principali fattori di degrado e rafforzando la sicurezza idraulica mitigando gli effetti delle alluvioni. In sostanza, quello su cui Autorità di Bacino, Protezione Civile, Ministero dell’Ambiente e quello dei Trasporti e Lavori Pubblici hanno intenzione di insistere sono le opere di prevenzione del fiume che, oltre a tutelare i cittadini di Roma da degrado e emergenze alluvionali, comporterebbero un grande risparmio alle casse dello Stato in quanto, secondo le stime presentate, a fronte di circa 28 miliardi di euro, spesi per riparare i danni della piena del Tevere a Roma del 1937, ne basterebbe uno soltanto per prevenire i danni causati da una piena, realizzando circa 48 opere di messa in sicurezza. I 10 milioni predisposti dal Ministero dell’Ambiente saranno messi a gara dall’Autorità di Bacino con la finalità di realizzare le necessarie opere di manutenzioni sul reticolo idraulico del Tevere.

Nel suo intervento il prof. Tozzi insiste sull’importanza della rinaturazione del fiume Almone, un affluente di sinistra del Tevere ricco di memorie storiche e di elementi naturalistici di pregio che attraversa il Parco dell’Appia Antica, ma è attualmente interrato prima della confluenza nel Tevere ed è, purtroppo, trattato come un canale della rete fognaria e non, come dovrebbe, come un fiume.

Per il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli il progetto “Tevere Nostrum” costituisce un passo avanti in direzione di una maggiore sicurezza e vivibilità del fiume.

Per il presidente di Federparchi, Agostino Agostinelli, non vi sono preclusioni alla creazione di questo nuovo parco nazionale, eppure bisogna ricordare che la situazione italiana è tale per cui ben 13 dei ventisei parchi sono privi di presidenti, direttori, ecc. per cui, nel migliore dei casi, si procede con la gestione ordinaria.

L’opinione della presidente di Agenda Tevere, Paola Verdinelli, è che non ci sia bisogno di nuove grandi sovrastrutture e/o leggi e determine, tutto già procede con lentezza biblica attorno al Grande Fiume; vi è, invece, necessità di animare maggiormente la partecipazione cittadina con tante piccole iniziative ben coordinate che vedano il fiume e i suoi cittadini in qualità di protagonisti.

Ulteriori approfondimenti disponibili al link sottostante:

http://www.autoritadistrettoac.it/atti-del-convegno-tevere-nostrum

di   Milvia Rastrelli 

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